Diversamente “munnezza”!

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La “munnezza” che produce il ricco non è la stessa che produce il povero, anzi spesso il povero si avvale della “munnezza” del ricco per produrre la propria.
Anche in questo caso si potrebbe dire che io stia parlando di “munnezza differenziata”.
Ma quello che voglio affrontare è un argomento un po’ meno “concettuale” e un po’ più socio-comportamentale; voglio parlare di quella trovata stupenda che è la raccolta differenziata porta a porta, in virtù della quale in ogni casa esiste oggi una stanza appositamente allestita dove collocare le pattumiere per le varie tipologie di “munnezza”, da far confluire poi, nei giorni indicati, negli apposi variopinti contenitori, che ormai adornano, piacevolmente, adiacenze di porte e portoni di abitazioni e condomini della città.

Devo dire che qualche piccola perplessità l’ho avuta, quando ho visto sparire tutti i famigliari secchioni, per cui erano state anche create nicchie ad hoc, che ora restano spoglie testimonianze di un nostalgico, irrecuperabile passato… Ma la società progredisce, e tutti evolviamo, quindi anche la “munnezza” deve essere elevarsi a ben più alti ranghi.
Ed è giusto.
Solo che le cose giuste di questa grande commedia cambiano cambiando gli attori, e pochi sono disposti ad ammettere che si può anche sbagliare. O meglio, molti lo ammettono, ma sono certi che a sbagliare sono gli altri. Insomma non se ne esce.
Morale della favola, ognuno fa quello che vuole.
Con quali conseguenze? Permettetemi…

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi… buste di munnezza indifferenziata sparse e aperte sui cigli delle strade di periferia, perché il contenuto possa fare splendida mostra di sé; sacchetti igienici per la raccolta di escrementi di cani, ammucchiati sotto i rari striminziti contenitori che nessuno svuota o deposti discretamente lungo i muri o ad ingentilire le aiuole e le basi degli alberi; carta intera o stracciata, buste di plastica di ogni foggia e colore, bottiglie di plastica e di vetro abbandonate su muretti e marciapiedi, ombrelli rotti, dopo un temporale ventoso, che non smettono di correre per le vie, gente che apre a caso cassonetti privati per liberarsi dei propri rifiuti occasionali: pezzi di pizza, fazzoletti, lattine mezze piene, gomme da masticare, stracci, residui di frutta, potature, escrementi di cani … Tanto le multe le fanno agli altri…”

E’ vero, i secchioni comunali non erano belli a vedersi, deturpavano l’ambiente, offendevano il decoro della città e dei cittadini.
Molto meglio ora che 100 secchioni grandi sono stati tolti e 10.000 secchioni piccoli sono stati aggiunti, consentendo ad ognuno di esprimere la propria creatività come meglio crede, lasciando in generoso dono agli altri qualcosa di sé.
Socialmente parlando, cosa c’è di più bello del condividere?

Libero Servo Vostro
DRASP